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mojostation Il blues e le sue culture | Radio Città Aperta | 88.9 fm Roma e Lazio ! streaming on web site| tutti i mercoledì ore 23-1 a.m| conduce: Gianluca Diana |
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I° MOJO STATION BLUES FESTIVAL ...Avevamo anticipato già da diverse settimane, che sarebbe stato un autunno ricco di novità. Dopo il secondo viaggio nel Delta, siamo lieti di presentare il I° MOJO STATION BLUES FESTIVAL. E' questa una delle iniziative che MOJO STATION riserva ad ascoltatrici ed ascoltatori x questa IV° Edizione 2005-2006. L'intera annata sarà ricca di eventi. "Stay tuned", si direbbe in altre circostanze. E questa volta tale affermazione vale ancor di +. Pronti quindi a seguire l'Evento in questione.
...Goin' down South... ...Terminiamo il nostro trip in the Delta con il ritorno nelle tanto amate Hills. Purtroppo il tempo rimasto non ci ha permesso di fare quanto pensato in origine. Abbiamo comunque incrociato le nostre sorti con la Fat Possum di Matthew Johnson. Abbiamo passato un pomeriggio assieme a David Evans, ascoltando le sue digressioni sul Blues rurale, nonchè vedendolo esibirsi in un live-set di circa 30 minuti. Questo ed altro è stato poi impreziosito dalla visita a Jesse Mae Hemphill. E' in forma la nostra. Vive ancora nei pressi di Senatobia, dentro una casa mobile in legno senza pretese. Il nostro incontro con lei, il secondo dopo quello di maggio, ha rappresentato anche in questo caso un momento molto bello. Abbiamo ancora nelle orecchie le storie dei picnic assieme a Sid Hemphill e Lucius Smith. Non dimentichiamo di come ci ha ricordato di quando venne, tanti anni fa, in Italia. Di come con Memphis Slim passarono la giornata a Firenze. Storie di Blues, gente. Abbiamo avuto la percezione di aver visto il fiume e i volti della gente di Helena, in un modo + profondo. Miglio dopo miglio, quanto scritto in precedenza ci ha accompagnato. Le Hills sono sembrate + familiari. Clarksdale e le enormi distese di cotone della valle del Delta, sono sembrati luoghi sicuri dove arrivare. Bah, quante ciance. Poco da dire ancora che non sia ripetitivo. Appuntamento allora, mercoledi 19 ottobre, alle h 23:00. Non mancate. Ne avremo da dirvi. Assieme a delle novità importantissime. And Nothin' But The Blues...
...Goin' down South... ...Senza questa gente il nostro viaggio non sarebbe stato lo stesso. Abbiamo compreso meglio quanto ci è accaduto. Volti e suoni. Immagini furtive e lunghe osservazioni. Ascolti fugaci ed attenti. Il fulcro musicale di tutto è stato sicuramente l'ex King Biscuit Festival: tra i 25 concerti osservati, ne menzioniamo alcuni. Otis Taylor, Fruteland Jackson, Bob Margolin & Hubert Sumlin with Diunna Greenleaf, Robert Jr. Lockwood, Honeyboy Edwards, Franks Creations, John Alex Mason, Sam Carr & The Delta Jukes. Sui vari palchi del Festival hanno fatto la differenza. Non da meno sono stati inoltre Drink Small, Henry Gray e Moreland & Arbuckle. Deludenti gente come Barbara Blue, Walter "Wolfman" Washington, Reba Russell, Bobby Rush, Mark Sallings. Capitolo a parte x CeDell Davis. Giunto sul palco non ha nè suonato, nè cantato. Ha solo accennato una "Wake up this morning.." sofferentissima. In breve è stato fatto scendere x evitargli una figura che poteva essere pietosa e, che sicuramente, lui non meritava assolutamente. Si è poi saputo che il nostro sembrava essere in stato di shock emotivo a causa della morte della sorella al mattino. Certo si poteva evitare comunque unascena straziante: il pubblico che nonostante non si capacitasse del suo mutismo, lo ha lungamente applaudito e sostenuto. Sicuramente in maniera molto + seria degli organizzatori. Menzione particolare ai musicisti di strada che hanno rappresentato l'altra faccia della rassegna. Tra i tanti che hanno intrattenuto gli astanti, mentre venivano consumati Bbq e pannocchie di mais tostato a go-go, oltre al solito Johnston, un nome su tutti. Traineck. Il duo, composto da Washboard Jackson e K. M. Williams, si è imposto con un blues grezzo ed asciutto, lunga mescita di suoni rurali e elettrici, mescolati senza remore. Ma non ci siamo fatti mancare un doppio giro al Red's Lounge, juke joint di Clarksdale. Uno splendido Robert Belfour in versione acustica ha incantato noi ed altri 4 avventori, mentre la seconda sera Lightinin' Malcom coadiuvato da uno splendido Anthony Sherwood polistrumentista (vedi dvd Last of the Mississippi Jukes, di Robert Mugge) ha fatto danzare almeno 60 persone. Anche il Grounz Zero(www.groundzero.com) ci ha visto passare. E notare che Jimbo Mathus è un grandissimo, maquando si fa prendere il chitarrismo ipertrofico, x carità. Strano x lui. Dovrebbe saperlo che nel Blues è meglio togliere che aggiungere note... Meravigliosa comunque anche la mattina di domenica 9 ottobre. Il mini Cat Head Festival, ha visto offrire ad Honeyboy Edwards e Super Chikan, uno spettacolo memorabile. Molto meno Big George Brock, abbastanza scontato e prevedibile. Ma il pomeriggio ci attendeva allo Shack Up Inn, il rituale Pinetop Homecoming. Pienone delle grandi occasioni per il ritorno di Perkins, nei luoghi del lavoro della sua infanzia. Mark Hummel ha bene scaldato l'aria, garantendo a Bob Margolin, Wille "Big Eye" Smith e Diunna Greenleaf di toccare corde raggiungibili dal grande Muddy, attraverso una riproposizione del suo repertorio. Pinetop pur se provato e stanco (92 anni, signori) in trio con chitarra e batteria, ha comunque lasciato il solco intre slow blues intensi e struggenti. And Nothin' But The Blues...
...Goin' down South... ...Diunna Greenleaf è davvero una "Mama" del Blues. Le forme abbondanti, una voce spettacolare ed una carica esplosiva sul palco ne fanno probabilmente il futuro + luminescente del Blues al femminile. Tanto incontenibile ed energica on stage, tanto lenta riflessiva e quieta in intervista. Ma comunque sempre tenace e forte. Parla con pacatezza di sè e dell'esser donna nel Blues, di difficoltà antiche e di stereotipi maschili che faticano a diventare desueti. Ci osserva con sguardi profondo e penetrante. Ma non siamo a disagio. Le sue parole narrano x l'appunto, di storie antiche. Di donne in difficoltà. Grazie Diunna, quello che dici diventa il naturale complemento delle parole di Carla Robinson. Lei era la compagna di John Weston, e dopo il tributo al bluesman svolto all'apertura della seconda giornata del Festival di Helena, ci ha rilasciato alcune sensazioni. Queste due donne hanno raccontato storie simili, di amori e di musica, di fatiche ad imporsi in una società prettamente maschile, di rifiuti celati e di aiuti negati. L'una e l'altra, così diverse e lontane, tanto energica la prima quanto silente la seconda. Il Blues in rosa? Abbiamo fatto una promessa il 7 di ottobre, uscendo dal van dove abbiamo fatto registrato queste due interviste: dalla bocca di MOJO STATION non uscirà mai + la frase "Blues in rosa". Il rosa è un colore troppo tenue, privo di un valore descrittivo intenso e sanguigno. Le blueswoman tutto sono, tranne che persone tenui e prive di carattere. Altrimenti non canterebbero e suonerebbero il Blues. Thanks Jesse Mae. ...Stand up and speak the truth. 75 minuti e cinque canzoni. La folla in delirio. Una voce che definire bella e profonda è riduttivo. Testi contro. Senza virgolette e senza retorica: contro. Un certo modo di essere americani. L'abbandono della gente da parte di uno stato sociale che non esiste. Parole di fuoco in un'intervista registrata sotto un lampione, con uno spicchio di luna alto nel cielo di Helena. Due truck parcheggiati con il muso l'uno in direzione dell'altro vedono prendere forma ai pensieri di Willie King. Non riesce a str fermo, sembra un tarantolato. Si agita e gesticola ancora come se fosse sul palco. Le sue movenze sono una danza. Esattamente come sul palco. Esattamente come fra la gente, quando scendendo in mezzo la folla si è inginocchiato sull'asfalto, continuando a suonare la sua chitarra. Danza Willie King e fa danzare. Danza allegro dietro il palco, mentre Jon Primer inizia il suo set. Il groove dell'Alabama fa muovere la gente, mentre canta Terrorized. Un abbraccio a B. B. King. Ma è lui il vero Re. Uno che con i suoi concerti finanzia la Rural Members Association, dalle sue parti, laggiù in Alabama. Blues ed impegno sociale. Il Blues e le storie della gente. Grandissimo. Lo aspettavamo, questo concerto con una curiosità immensa. Ed è andato oltre le nostre aspettative. Saliti sulla Pontiac presa in affitto x scivolare lungo le strade del Delta, sapete cosa ci è venuto in mente? Goin' down South, nella versione elettrica live di Burnside on Burnside... And Nothin' But The Blues...
...Goin' down South.. ...Eccoci, allora. Johnston è un bianco 39enne che diversi anni fa entrò nel juke joint di Junior Kimbrough, quando il nostro ancora dettava legge nelle Hills. Uscendo da lì, segnò a fuoco l'incedere ossessivo ed ipnotico di David nella sua mente. Da allora, attraverso una sua elaborazione personale di quei suoni, è sceso in strada. Letteralmente parlando. Nonstante sia salito su uno dei palchi del Festival di Helena, ben altra cosa è vederlo all'opera su di un marciapiede. One man band d'altri tempi, attraverso la sua cigar-box (strana chitarra costruita con materiali di scarto) ed una batteria sdoppiata attraverso l'utilizzo dei piedi su ritmiche diverse, guida gli astanti verso un selvaggio hard blues elettrico e concentrico che richiama la lezione dei padri delle Hills. Lo abbiamo incontrato a più riprese e ci ha introdotto nelle atmosfere e nelle situazioni di Beale Street e di Helena, dopo averci spiegato il suo punto di vista. Personaggio socialmente scomodo ed in grosso disaccordo con il governo americano a + livelli, trova in due occidentali europei del Mediterraneo, il giusto humus x esporre come e quanto le sue terre e la sua gente, siano dimenticate dallo stato sociale statunitense. Si parla di sociale e di politica, di suoni e testi, di soluzioni ideali x vivere meglio. Con tutto questo ci introduce alla gente del Mississippi, alle facce che osserveremo in modo diverso, ai Blues che entreranno sotto pelle in modo + diretto. Cosi è. Big Red è il Red Lounge, juke joint di Clarksdale. Perennemente con gli occhiali da sole, ciondola nel suo juke tra una birra e l'altra. Il suo strascicato e rotolante parlare di nero del sud, ci segna in modo indelebile. Poche parole, ma chiare. Un modo di colloquiare con gli avventori che racchiude in sè la profondità del Blues. Avete presente le descrizioni di Lomax, Oliver e Baraka di un certo modo di essere della gente del Mississippi? Beh, sta tutto in Big Red. Abbiamo scambiato pochissime battute, ma vi assicuriamo, c'era poco da dire. Solo da ascoltare ed osservare. Davvero, non credo che avremmo capito mai, senza Big Red la profondità dei silenzi di gente come... ...Dave Riley. Classico esempio di un'artista che ben altra luce meriterebbe. Dotato di una ottima voce e di un groove splendido alla chitarra, ha condiviso il suono con gente come Weston, Carr e molti altri. Durante la lunga intervista rilasciataci, emerge la sua vita passata fra il Vietnam ed il lavoro prestato nelle carceri americane. Rughe d'espressione e voce profonda, lasciano il segno nel recorder. Ancor + gli sguardi ed i silenzi che il nostro intermezza quando gli chiediamo cosa è cambiato dall'assassinio di M. L. King ad oggi. Risposta? Si sta meglio, ma sappiate che le forme di repressione non sono finite, sono solo trasformate. Questo il senso. Lo stesso dei suoi Blues diretti ed asciutti, secchi e taglienti. Sarà ancora + tersa l'aria di Helena, ora. And Nothin' But The Blues...
...Goin' down South... ...5, 6, 7, e via così fino al 13 Ottobre, giorno di rientro da questa altra direzione presa lungo il corso del grande fiume. Goin' down South, speravamo. E così è stato. Il fluire delle acque è stato ancora una volta onesto e sincero. Ha indicato ancora la via esatta da percorre. Ed allora, senza risparmiarsi nulla dal punto di vista emozionale, ci saimo diretti nelle terre del Blues. I primi due giorni di viaggio li avete letti, poi + nulla. Gli eventi e le vicissitudini ci hanno impedito di comunicare in tempo reale quanto stava accadendo. Cerchiamo quindi di rimediare ora. Alcune persone sono state importanti oltremodo in questo secondo viaggio in Mississippi. Senza di loro tutto avrebbe avuto un sentore diverso, una percezione dissimile e, probabilmente, meno reale. Grazie a gente come Richard Johnston, Big Red, David Riley, Diunna Greenleaf e Willie King, le cose hanno preso la piega giusta. Ma andiamo con ordine. Il giorno 5 ottobre abbiamo diretto la nostra marcia verso Clarksdale, qui rimanendo fino al 10 ottobre. L'anima Blues della valle del Delta è stato il nostro campo base nei giorni dell'Arkansas Blues and Heritage Festival (ex King Biscuit Festival, che in occasione del ventennale di quest'anno ha cambiato nome), nei giorni 6, 7 ed 8 ottobre. Idem in occasione della domenica 9, quando oltre al mini Festival di mezza giornata organizzato dal Cat Head (www.cathead.biz), si è aggiunto nel pomeriggio il Pinetop Homecoming (www.shackupinn.com). Evento questo a cadenza annuale che vede Pinetop Perkins tornare nella piantagione dove da ragazzo lavorò nei campi di cotone, per esibirsi assieme a vecchi compagni d'avventura, quali Willie "Big Eye" Smith, Bob Margolin ed altri. Le Hills sono state poi la nostra casa nei giorni 10, 11, e 12. Qui il nostro tributo al sound dell'Hill Country Blues è stato emozionale come non mai. Anche stavolta toccando il suo apice nell'incontro con Jesse Mae Hemphill. Che donna gente, uno sguardo eloquente come raramente ho visto in vita mia. And Nothin' But The Blues...
...Goin down South... 04 Ottobre: Lesti di primo mattino, iniziamo il nostro tour lungo Memphis. Primo incontro del giorno con Jay Sieleman, direttore della Blues Foundation. Ci accoglie con molta disponibilita'. Si sciorinano impressioni di massima sul Blues, contatti da approfondire in abbondanza durante il viaggio ed altre faccende di rappresentanza. Buon personaggio da marketing, per il mondo delle 12 battute. Si prosegue poi la giornata con la visita al museo Stax, contenente anche una piccola mostra fotografica di Dick Waterman. Usciamo da Mc Lemore Avenue con l'emozione che ci travolge. Ma via, ancora avanti. Omaggio at the grave of Ma Rainey 2, e poi direzione Beale Street. Qui, invitati a cena da Richard Johnston e signora, conosciamo il nostro. One man band, assolutamente indipendente e fuori dal coro dei musicisti acquietati dal business, da il meglio di se nel nostro incontro. Fiume in piena contro una certo modo di vivere alla statunitense, trova in due occidentali europei del Mediterraneo il giusto feeling. Un bel tipo ( wwww.richardjohnston.com ) da non perdere. Salutandoci in starda e dandoci appuntamento ad Helena per i suoi live, ci fa conoscere Duwayne Burnside e David Malone, suoi vecchi compagni di strada in musica... And Nothin' But The Blues...
...Goin' down South 2... ...Signori scusate l'assenza. Doveva essere un diario di viaggio in diretta ma, ahime', le circostanze non ce lo hanno permesso. Cerchiamo quindi di rimediare. Partendo dagli inizi. 03 Ottobre: Memphis ci vede arrivare. La citta' in apparenza non sembra aver cambiato il suo umore rispetto al mese di maggio. Calma ed immota per buona parte della giornata nella Downtown, molto piu' attiva nella periferia. Qui schiere di gente indaffarata si sciorina lungo le strade verso ogni direzione. In tutto questo noi attendiamo il nostro Blues. Aspettiamo che venga a coglierci e cosi' accadra' nei giorni a venire. Anche questa volta, a long trip to the Delta. Permane quindi il fascino plastico e feticcio di Beale Street. Feelgood Potts ancora fra i prinicipali animatori della via del Blues memphisiano:fa trascorrere una serata divertente e rialassante con il suo show e la sua capacita' di ammaliare. Voce armonica e tanto groove, non male. Se non fosse che alla richiesta di suonare qualcosa di R. L. Burnside, la sua risposta ci lascia basiti: "Non lo conosco". Ok, Buon riposo a tutti. Domani ci attende una giornata piena. And Nothin' But The Blues...
...Goin down South 2... ...Sapete una cosa? Memphis e' sempre la stessa. Bella ovvieta', obietterete, da maggio ad ora cosa puo' esser cambiato? Molto o nulla? Non lo sappiamo, gente. Non ancora. Ma ci siamo, e questo e' importante. Ora, nel post-Katrina e senza Burnside. Siamo pronti a sentire la battuta giusta ed a cercare di riproporvela in radio tra tre settimane (appuntamento il 19 di novembre). Convinti che vedere Ce Dell Davis e Willie King dal vivo, fara' la differenza. Che scendere con Olga e, forse, Richard Johnston nelle Hills sara' importante. E molto altro ancora. Nel frattempo, stasera circoleremo lungo la feticcia Beale Street, fiduciosi che lo spirito di Mississippi Fred Mc Dowell, come al solito, sara' li a proteggerci e ad indicarci la via. Dove? Ma scherziamo? Il Grande Fiume e' li'...
...Goin' down South... ...Eccoci... ...Improvvisamente, il richiamo che ogni viaggiatore di lungo corso ogni tanto ascolta dentro di se', si e' fatto sentire. Sembro' all'inizio, quasi uno scherzo. Nuovamente la valle del Delta. Nuovamente le Hills. Memphis ed in aggiunta magari Helena, Arkansas. E per cosa poi? Per l'edizione n* 20 del King Biscuit Festival, che da quest'anno diventa Blues and Heritage Festival of Arkansas? Davvero una fantasia. Tempo, denaro, alvoro e mille cose da fare ogni giorno. Naturali e chiari impedimenti ad una ripartenza. Nel frattempo, dallo scorso maggio, data del precedente viaggio, sono successe tante cose. Alcuni "passed" (R. L. Burnside/Gatemouth Brown/Weston and so much): un paio di cicloni e poi Marino Grandi che ci fa: "Partiamo con gli altri, a breve." ...And Nothin' But The Blues...
...Nuovo viaggio... ...Goin' down South... ...Si è avvertita forte l'esigenza. Il bisogno impellente di vedere -speriamo- gente come Willie King, Ce Dell Davis & so much, ha prevalso. Ed allora via, ancora verso sud. Proprio ora, con la scomparsa di Burnside, ciò ci sembra ancora + vero e giusto. E poi Rita e Karina, ed il loro lascito sulle emozioni di un festival quale il King Biscuit. E molto altro. Sopratutto quello che non si è ancora percepito, e che si spera di ascoltare e respirare in questo viaggio. A presto. And Nothin' But The Blues... |
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